Settore
Istruzione
Genere
Donna
Base legale
Legge federale sulla parità dei sessi
Parole chiave giuridiche
Ambito
Ambito
Diritto pubblico
Decisioni
2 Decisioni 2017 - 2018
Decisione passata in giudicato
Berna Caso 131

Discriminazione nell'assunzione

DTF 8C_596/2017 del 01.03.2018 - ricorso di diritto pubblico

Art. 29a Cost; 5 cpv. 2 e 13 cpv. 2 LPar - discriminazione nell’assunzione: diritto ad una decisione formale di rifiuto al di fuori della LPar? - candidata professora all’Università di Berna

La ricorrente, la cui candidatura era stata esclusa dopo la lezione di prova, chiede una decisione formale impugnabile. L’università respinge la richiesta perché non vi è diritto alla nomina. La direzione dell’educazione del Cantone respinge il ricorso per denegata giustizia perché candidati respinti non hanno diritto al rilascio di una decisione impugnabile. Il Tribunale amministrativo cantonale accoglie parzialmente il ricorso, nella misura in cui l’oggetto del contendere riguarda una discriminazione all’assunzione secondo la LPar. La candidata ricorre al Tribunale federale, che esamina la fattispecie alla luce dell’art. 29a Cost, garanzia della via giudiziaria, chiedendosi in che misura esista un diritto ad una decisione impugnabile al di fuori del campo di applicazione della LPar (cfr. consid. 1.2). Nel frattempo la procedura di nomina è stata portata a termine e concluso il contratto di diritto pubblico con il candidato scelto - la domanda di misure cautelari essendo stata respinta. Alla pari di una vertenza per mancata riconferma della nomina, anche il rifiuto dell’assunzione costituisce una vertenza di natura pecuniaria, per cui non è dato il motivo di esclusione di cui all’art. 83 lit. g LTF (consid. 1.1). La garanzia della via giudiziaria di cui all’art. 29a Cost conferisce un diritto individuale al giudizio da parte di un'autorità giudiziaria. Presupposto è una controversia giudiziaria. Eventuali norme procedurali esistenti vanno comunque rispettate. Salvo eccezioni, è necessario un interesse degno di protezione, attuale e pratico al momento dell’inoltro del ricorso e al momento della sentenza (consid. 5). Nella dottrina, la questione a sapere se un candidato rifiutato abbia o meno diritto ad una decisione impugnabile è discussa. Il Tribunale federale amministrativo nella sua sentenza A-2757/2009 del 12 ottobre 2010, per quanto riguarda il personale federale, aveva ritenuto dato un interesse legittimo ad una decisione di accertamento della mancata nomina. Nel frattempo, il legislatore ha introdotto l’art. 34 cpv. 3 della Legge sul personale federale, per cui le persone la cui candidatura è stata respinta non hanno il diritto di esigere l'emanazione di una decisione impugnabile (consid. 6.1). Punti fermi: ricapitolazione di una sentenza 8C_252/2013 del 28 agosto 2013 e 8C_199/2014 del 5 settembre 2014 in relazione all’impugnazione di una decisione di nomina nel Canton San Gallo e della relativa decisione cantonale: può essere verificato il rispetto dei diritti procedurali mentre per il resto l’autorità di nomina dispone di un ampio margine di apprezzamento; la violazione dei diritti procedurali non può avere quale conseguenza la nomina della persona interessata; l’annullamento di una decisione di nomina può avvenire solo se viola interessi pubblici importanti: In tale caso occorrerebbe ripetere la procedura di nomina (consid. 6.2). Interesse concreto e attuale: in casu, quand’anche la nomina del terzo potesse essere impugnata, e pur essendo violati i diritti procedurali della ricorrente, il ricorso non potrebbe avere effetti concreti, visto che non vi è né diritto alla nomina, né vi sono interessi pubblici tali da imporre la revoca della nomina – intervenuta nel frattempo – del concorrente. Non è quindi dato un interesse concreto e attuale (consid. 8) Conclusione: Secondo l’art. 5 cpv. 2 e 4 LPar, nel caso di discriminazione mediante rifiuto di assunzione, la parte lesa può chiedere un’indennità fino a tre mesi di salario. Giusta l’art. 13 cpv. 2 LPar, tale indennità può essere fatta valere nell’ambito di un ricorso contro la decisione di mancata nomina. Nell’ambito di una discriminazione nell’assunzione secondo la LPar vi può quindi essere un interesse legittimo ad una decisione formale. Questo non è il caso al di fuori della LPar: un’eventuale lesione della personalità o danno vanno casomai fatti valere nell’ambito di una procedura secondo la legge sulla responsabilità dello Stato. (consid. 9) Pubblicazione della sentenza nel sito del Tribunale federale (ww.bger.ch )

Categorie: Cost, Assunzione, Vertenza di natura pecuniaria, Garanzia-via-giudiziaria, Pretese LPar, Settore pubblico vari Origine: http://sentenzeparita.ch/2018/03/01/dtf-8c_596-2017-del-01-03-2018-ricorso-di-diritto-pubblico/

Sviluppo del procedimento

08.08.2017
Das Verwaltungsgericht heisst die Beschwerde teilweise gut
Die Klägerin bewirbt sich um die Nachfolge einer ProfessorInnenstelle sowohl einzeln als auch im Jobsharing. Dabei gehört sie zu den sechs Kandidatinnen und Kandidaten, die für die ausgeschriebene Stelle in Frage kommen. Im Anschluss an ihren Probevortrag wird ihr mitgeteilt, dass sie der Universitätsleitung nicht zur Anstellung vorgeschlagen werde. Dagegen erhebt die Klägerin Beschwerde bei der Rekurskommission der Universität Bern. Dabei rügt sie, dass das Anstellungsverfahren diskriminierend abgelaufen sei. Von der Universitätsleitung fordert sie gleichzeitig eine anfechtbare Verfügung betreffend die Nichtanstellung. Diese wird ihr jedoch verweigert. Daraufhin tritt die Rekurskommission der Universität Bern mangels einer anfechtbaren Verfügung nicht auf die Beschwerde ein. Die Erziehungsdirektion des Kantons Bern (ERZ) ist der Ansicht, dass das Nichterteilen der Verfügung von Seiten der Universitätsleitung keine Rechtsverweigerung darstelle und weist die eingereichte Beschwerde ab. Hierauf erhebt die Klägerin Beschwerde beim Verwaltungsgericht und beantragt, dass der Entscheid der ERZ aufzuheben und die Universität Bern anzuweisen sei, eine Gestaltungsverfügung auszustellen. Dadurch soll der bereits abgeschlossene Anstellungsvertrag mit einem der Bewerber rückgängig gemacht und das Anstellungsverfahren wiederholt werden. Falls sie mit ihrem Hauptantrag unterliege, solle ihr eine Leistungsverfügung bezüglich der Nichtanstellung eröffnet werden, wodurch ihr gemäss Art. 13 Abs. 2 i.V.m. Art. 5 Abs. 2 GlG eine Entschädigung zu leisten sei. Im Gegensatz zu ihr habe der männliche Bewerber keine Habilitation vorlegen können.

Nach Gleichstellungsgesetz (Art. 13 Abs. 2 i.V.m. Art. 5 Abs. 2 GlG) kann nur eine Entschädigung, nicht hingegen eine Wiederholung des Anstellungsverfahrens oder gar die Anstellung geltend gemacht werden. Gemäss Verwaltungsgericht hat die Beschwerdeführerin als abgewiesene Stellenbewerberin das Recht, eine anfechtbare Verfügung zu verlangen. Es muss der betroffenen Person möglich sein, in einem Beschwerdeverfahren Ansprüche aus dem (angeblich) diskriminierenden Anstellungsentscheid vorbringen zu können. In ihrer Beschwerde an die Rekurskommission der Universität Bern hatte die Klägerin aufgezeigt, weshalb das Anstellungsverfahren ihrer Ansicht nach diskriminierend verlaufen sei. Diesen Diskriminierungsvorwurf brachte sie zwar vor der Universitätsleitung bei der Beantragung der anfechtbaren Verfügung nicht mehr vor, doch aufgrund des Beschwerdeverfahrens vor der Rekurskommission ist davon auszugehen, dass der Universität der vorliegende Fall bekannt war. Auch der ERZ waren die Vorwürfe bei der Beschlussfassung klar. Zu Unrecht seien damit die Ansprüche gemäss GlG nicht als Streitgegenstand des Verfahrens anerkannt worden. Der Klägerin wird diesbezüglich Recht gegeben. Die Universität Bern hätte eine anfechtbare Verfügung ausstellen müssen.

Das Verwaltungsgericht heisst die Beschwerde teilweise gut. Soweit die Rechtsverweigerung betreffend wird der Entscheid der ERZ aufgehoben und die Sache wird zur Fortsetzung des Verfahrens an die ERZ zurückgewiesen. Im Übrigen wird die Beschwerde abgewiesen.

VerwG Bern 100.2016.163U vom 8. August 2017
01.03.2018
Das Bundesgericht weist die Beschwerde ab
Die Klägerin zieht den Fall weiter an das Bundesgericht. Dieses hat aber nur über formelle Fragen zu entscheiden, welche das Gleichstellungsgesetz nicht betreffen.

Bundesgerichtsentscheid 8C_596/2017 vom 01. März 2018