- Settore
- Servizi sociali e sanitari
- Genere
- Donna
- Base legale
- Legge federale sulla parità dei sessi
- Parole chiave giuridiche
- Molestie sessuali • Misure preventive • Indennità
- Ambito
- Diritto pubblico
- Decisioni
- 1 Decisione 2024
- Decisione passata in giudicato
- sì
Molestie sessuali nei confronti di una tirocinante nel settore sanitario
Breve sintesi
Una tirocinante è stata toccata in modo indesiderato sul viso e sulla coscia da un collega più anziano. Lei gli ha manifestato chiaramente il proprio rifiuto e da allora ha mantenuto le distanze. Circa un mese dopo ha segnalato l'accaduto al suo superiore e alla formatrice. Anziché adottare misure concrete di protezione, le è stato semplicemente consigliato di segnalare nuovamente l'accaduto in caso di recidiva. Un mese dopo, su richiesta del superiore, ha confermato che non si erano verificati ulteriori contatti fisici, ma che ora il collega aveva iniziato a mobbarla: le assegnava compiti che non rientravano nelle sue mansioni, si comportava come un superiore e la metteva in imbarazzo davanti agli altri. Il suo superiore le avrebbe quindi detto che non poteva più «scappare» e il tono dei rapporti si sarebbe inasprito. L’apprendista è diventata inabile al lavoro e ha lasciato il posto di tirocinio. L'autorità di conciliazione ha constatato che, sebbene il datore di lavoro disponesse di regole generali di prevenzione contro le molestie sessuali, dopo la prima segnalazione non aveva adottato misure concrete di protezione o di indagine. Le parti hanno concordato un risarcimento. Il procedimento si è concluso con una transazione.
Sviluppo del procedimento
È stata raggiunta un'intesa.
La dipendente lavorava presso il datore di lavoro come apprendista dal 15 agosto 2022. Verso la fine di agosto 2023 è stata trasferita in un nuovo reparto. Lì, un collega (F, operatore sanitario) le avrebbe toccato i capelli sulla fronte, e poi di nuovo due giorni dopo. Lei si sarebbe allontanata e gli avrebbe detto di smetterla. Due ore dopo, mentre compilava dei documenti, lui le avrebbe posato la mano sulla coscia guardandola negli occhi. Lei sarebbe rimasta sorpresa e avrebbe spostato la sedia all’indietro. Da allora ha mantenuto le distanze e scappava via quando lui si avvicinava, inoltre non è mai rimasta sola in una stanza con lui. Il 5 ottobre 2023 ha informato il suo capo e la sua formatrice professionale. Il capo le ha detto che se lui lo avesse fatto di nuovo, avrebbe dovuto segnalarlo nuovamente a lui. Nel novembre 2023 il capo le ha chiesto se F. l’avesse fatto di nuovo, cosa che lei ha negato, perché aveva sempre tenuto questa persona a distanza. L'molestatore, però, ha iniziato a mobbarla; le parlava sempre con tono sprezzante come un grande capo e la faceva sentire un'idiota. Inoltre le assegnava più lavoro che non rientrava nelle sue mansioni. Lo ha segnalato anche al suo capo. Ha iniziato ad avere problemi di salute. L'11 gennaio 2024 il suo capo le avrebbe detto che non doveva allontanarsi da quella persona, anche se questa si trovava accanto alla sua postazione, e che non doveva alzarsi nemmeno se lui era proprio accanto a lei. Lei avrebbe risposto che non sarebbe mai riuscita a farlo. Il capo le ha chiesto se volesse continuare a lavorare lì. Questo l'ha ferita, motivo per cui il 17 gennaio 2024 ha dato le dimissioni alla sua formatrice professionale. Il 2 febbraio 2024 ha trovato un nuovo posto di apprendistato ed è stata in congedo per malattia fino al 30 aprile 2024.
L'autorità di conciliazione ha constatato che, sebbene il datore di lavoro avesse adottato misure preventive contro le molestie sessuali sul posto di lavoro, dopo la prima segnalazione da parte della lavoratrice non era stato intrapreso alcun provvedimento. In particolare, non è stata avviata alcuna indagine e la lavoratrice non è stata tutelata.
Autorità di conciliazione ai sensi della legge sulla parità di trattamento, pratica 11/2024