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- Genere
- Donna
- Base legale
- Legge federale sulla parità dei sessi
- Parole chiave giuridiche
- Parità salariale
- Ambito
- Diritto pubblico
- Decisioni
- 1 Decisione 2018
Parità salariale nell'esercito
Breve sintesi
La ricorrente lavora nell'ambito dello Stato maggiore dell'esercito. A causa di problemi organizzativi, dopo solo un anno cambia posto all'interno della struttura di comandi. Solo successivamente la stessa di aver ricevuto uno stipendio iniziale inferiore rispetto al suo successore maschio. La ricorrente non riesce a comprendere come il suo successore, che è molto più giovane e non ha una laurea in economia aziendale, non ha conoscenze di diritto militare, ha conoscenze molto limitate di diritto amministrativo e non ha conoscenze in materia di legislazione, abbia potuto ottenere uno stipendio più alto. Lo Stato maggiore dell'esercito giustifica il salario iniziale più elevato del successore con il fatto che questi dispone di un'esperienza lavorativa e dirigenziale rilevante per la funzione notevolmente più lunga rispetto alla ricorrente. Il Tribunale amministrativo federale ritiene che una maggiore esperienza lavorativa e dirigenziale possa giustificare una differenza salariale e di conseguenza respinge il ricorso.
Sviluppo del procedimento
Il Tribunale amministrativo federale respinge il ricorso
Nel 2014 la ricorrente viene assunta con un contratto a tempo indeterminato presso lo Stato maggiore dell'esercito. A causa di problemi organizzativi, dopo solo un anno cambia posto all'interno dell'azienda. Successivamente constata di aver ricevuto uno stipendio iniziale inferiore rispetto al suo successore, quest’ultimo di genere maschile. La ricorrente non riesce a comprendere come il suo successore, che è molto più giovane e non ha una laurea in economia aziendale, non ha conoscenze di diritto militare, ha conoscenze molto limitate di diritto amministrativo e non ha conoscenze in materia di legislazione, abbia potuto ottenere uno stipendio più alto. La ricorrente, dopo che lo Stato maggiore dell’esercito ha negato l’esistenza di una discriminazione salariale, impugna la decisione dinanzi al Tribunale amministrativo federale. A suo avviso, sussiste una discriminazione retributiva ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 lett. c LPar e dell’art. 8 cpv. 3 Cost. e chiede pertanto che lo Stato maggiore dell’esercito sia condannato a eliminare tale disparità e a versarle retroattivamente almeno lo stesso salario riconosciuto al suo successore. Lo Stato maggiore dell’esercito contesta la presenza di una discriminazione e giustifica la differenza di salario iniziale sostenendo che il successore della ricorrente dispone di un’esperienza professionale e dirigenziale significativamente più lunga e rilevante per la funzione. In particolare, egli avrebbe maturato complessivamente dieci anni di esperienza pratica come giurista in una posizione dirigenziale.
Ai sensi dell'art. 8 cpv. 3 Cost. e dell'art. 3 cpv. 2 in combinato disposto con l'art. 5 cpv. 1 lett. d LPar, donne e uomini hanno diritto a un salario uguale per un lavoro uguale o di pari valore. Tale diritto costituzionale alla parità salariale ha carattere imperativo: ciò significa che, anche qualora la lavoratrice abbia inizialmente accettato il salario proposto, essa può successivamente far valere le disposizioni pertinenti dinanzi all’autorità giudiziaria e promuovere un’azione per discriminazione salariale. Dinanzi al tribunale, la ricorrente deve unicamente rendere credibile l'esistenza di una discriminazione salariale basata sul sesso, conformemente all’art. 6 LPar. Una discriminazione è considerata credibile quando emergono elementi sufficienti a farne apparire possibile l’esistenza, anche se il tribunale ritiene ancora plausibile che essa non sussista. Il Tribunale federale ha ritenuto credibile una discriminazione salariale in caso di differenze salariali comprese tra il 15 e il 25%. In un caso, il Tribunale federale ha ritenuto sufficiente una differenza dell'11%, anche se in questo caso la ricorrente aveva lavorato tre anni in più rispetto al suo collega.
Nel caso in esame, la ricorrente guadagnava il 12,5% in meno rispetto al suo successore. Inoltre, al momento dell'assunzione, il suo successore era più giovane di lei di nove anni e aveva un'anzianità di servizio notevolmente inferiore. Sulla base di tali elementi, il Tribunale amministrativo federale ritiene che la ricorrente abbia reso credibile l’esistenza di una discriminazione salariale. Di conseguenza, incombe allo Stato maggiore dell’esercito l’onere di dimostrare che la differenza retributiva è oggettivamente giustificata e che la ricorrente non è stata svantaggiata a causa del suo sesso, conformemente ai principi dell’art. 6 LPar. Una differenza salariale può essere giustificata da motivi oggettivi che incidono sul valore del lavoro, quali la formazione, l'anzianità di servizio, le qualifiche, l'esperienza, l'ambito di competenza concreto, le prestazioni -purché si riflettano nel risultato del lavoro- nonché i rischi e il capitolato d'oneri.
Il Tribunale amministrativo federale stabilisce che lo Stato maggiore dell'esercito ha la facoltà di determinare autonomamente i salari, ma deve esercitarla in modo tale da evitare qualsiasi discriminazione fondata sul sesso. Il Tribunale condivide la motivazione addotta dallo Stato maggiore dell'esercito per giustificare la differenza salariale, ovvero che il successore possiede un'esperienza lavorativa e dirigenziale rilevante per la funzione notevolmente più lunga: egli ha infatti maturato dieci anni di esperienza pratica come giurista in una posizione dirigenziale. Tale elemento costituisce, in linea di principio, un motivo oggettivamente ammissibile per giustificare una differenza salariale. Secondo il Tribunale federale, in determinate circostanze il riferimento all'esperienza professionale può, in determinate circostanze, costituire una discriminazione indiretta, poiché le donne tendono mediamente a interrompere la loro carriera per occuparsi dei figli e, di conseguenza, ad accumulare meno esperienza professionale. Tuttavia, questo non è il caso in esame, tanto più che la ricorrente ha un'esperienza lavorativa generale più lunga rispetto al suo successore. Pertanto, il Tribunale amministrativo federale ritiene ammissibile la differenza salariale sulla base delle diverse qualifiche ed esperienze. Inoltre, spetta alla direzione dell'esercito valutare la rilevanza della carriera militare della ricorrente e attribuirle un peso minore, purché tale valutazione sia effettuata in modo neutrale rispetto al sesso e non comporti una disparità di trattamento.
La direzione dell'esercito giustifica inoltre parte del salario più elevato del successore richiamando le direttive del capo dell'esercito. Secondo tali istruzioni, i collaboratori possono beneficiare di un aumento salariale del 2% qualora inizino l’attività in un determinato periodo. Anche il successore della ricorrente ha usufruito di questo incremento. Secondo il Tribunale amministrativo federale, tale aumento salariale non è discriminatorio, in quanto sia gli uomini che le donne possono beneficiare delle relative istruzioni.
Il Tribunale amministrativo federale giunge infine alla conclusione che i motivi addotti per la differenza salariale non comportano svantaggi specifici per un sesso, motivo per cui non sussiste alcuna disparità di trattamento.
In via subordinata, la ricorrente invoca il diritto di essere sentita (art. 29 cpv. 2 Cost., art. 29 segg. PA), e chiede di poter consultare i dati del suo successore, sostenendo che solo così potrebbe contestare efficacemente le argomentazioni dello Stato maggiore dell'esercito. Il Tribunale amministrativo federale non accoglie questa richiesta. Lo Stato maggiore dell'esercito ha esposto nella sua presa di posizione e nella replica i motivi essenziali della differenza salariale e l'ammontare del salario iniziale del successore. La ricorrente ha quindi potuto prendere posizione su tutti i punti essenziali e il diritto di essere sentita è stato così garantito.
Il Tribunale amministrativo federale respinge il ricorso. Non vengono addebitate spese procedurali. Lo Stato maggiore dell'esercito rileva tuttavia una lieve violazione del diritto di essere sentita della ricorrente, poiché lo Stato maggiore dell’esercito ha motivato la differenza salariale tra la ricorrente e il suo successore non già nella decisione iniziale, bensì soltanto nella fase di consultazione e nella replica. Pertanto, lo Stato maggiore dell'esercito deve versare alla ricorrente un indennizzo ridotto pari a CHF 2'000.00.